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Una nuova forma di esecuzione criminale si diffonde nelle favelas brasiliane


Per molti gruppi criminali, quella dell'esecuzione è una delle forme predilette di intimidazione e vendetta nei confronti di clan rivali, eventuali concorrenti in traffici illeciti, o individui coraggiosi che ne denunciano i crimini. 
Un recentissimo articolo scientifico non ancora pubblicato (ma disponibile online), scritto da medici e antropologi forensi portoghesi e brasiliani, denuncia una nuova inquietante modalità di esecuzione usata dai trafficanti di droga di Rio de Janeiro, chiamata "morte nel forno a microonde". L'articolo ha l'obiettivo di denunciare questa pratica inusuale ma molto cruenta e portarla all'attenzione della comunità scientifica/forense internazionale.


La cosiddetta "morte nel forno a microonde" in realtà non ha niente a che fare con i forni a microonde. E' il nome gergale dato ad una forma di esecuzione criminale che avviene per carbonizzazione, il cui scopo è quello di torturare le vittime e intimorirne i complici, nel tentativo di occultare i loro cadaveri e renderne l'identificazione estremamente difficile o impossibile. 
Il metodo consiste nel mettere la vittima, ancora viva, in una pila di pneumatici, per poi appiccare il fuoco e bruciare tutto. 

L'articolo presenta quattro casi rappresentativi di omicidio dove la vittima è stata bruciata viva in una pila di pneumatici. Tutti i casi hanno avuto luogo nelle favelas di Rio.
Nel primo caso, la carbonizzazione non era completa ed è stato quindi possibile notare e documentare la presenza di fuliggine nella trachea e del "Segno di Montalti", ovvero di fumo nelle vie respiratorie. La tonalità carmine nei polmoni e nel cervello mostra che la vittima è stata letteralmente cotta viva dal calore; le temperature estreme hanno prodotto nel cervello un effetto molto simile a quello dell'emorragia subaracnoidea, ma esteso a tutto il cervello. In questo caso, l'esame tossicologico era positivo al monossido di carbonio, prova decisiva che la vittima respirava ed era ancora viva quando è stata bruciata.

Nell'immagine A si può vedere la presenza di fuliggine nella trachea e nei polmoni, a dimostrazione che la vittima respirava ancora quando è stata bruciata. L'immagine B mostra il cervello della vittima, visibilmente "cotto" dal calore estremo.
Source: Durao et al., 2015

In un altro caso, è possibile osservare i cerchietti d'acciaio degli pneumatici tra i resti della vittima:

Resti di un soggetto giovane, maschio. Le frecce evidenziano i resti metallici degli pneumatici.
Source: Durao et al., 2015

Nel quarto caso, nonostante vi fosse una carbonizzazione estesa, è stato possibile identificare una frattura da arma da fuoco. Per quel che riguarda le frattura craniche da arma da fuoco, la smussatura endocranica è uno degli indicatori più importanti della foro d'entrata. Normalmente i fori d'entrata del proiettile si presentano come aperture tondeggianti o ovoidali, con bordi netti e un chiaro aspetto infossato. Nel caso trattato dagli autori il cranio era estremamente frammentato per via delle fratture, dovute sia al fuoco che a colpi volontari inferti alla vittima prima della sua morte. Ciononostante, è stato possibile identificare la lesione.

Caso n.4. A: resti umani carbonizzati ritrovati in una favela. Anche qui le frecce segnalano i fili di acciaio degli pneumatici; B: Materiale raccolto per l'indagine antropologica; C: Frammenti ripuliti e disposti per l'inventario; D: Smussatura endocranica per frattura da arma da fuoco, visione interna del foro d'entrata del proiettile.
Source: Durao et al., 2015

L'interpretazione dei traumi nei resti scheletrici bruciati può essere difficile per via delle fratture e della frammentazione causate dalle alte temperature. Tuttavia, studi sperimentali ed esperienze sul campo indicano che alcune prove diagnostiche di traumi possono sopravvivere alle alte temperature, anche se il loro aspetto può essere influenzato dalla frammentazione legata alla carbonizzazione. 

Nell'esame forense di un corpo carbonizzato l'identificazione è essenziale. Anche nei casi di totale carbonizzazione è ancora possibile stabilire il sesso della vittima: ciò è possibile con l'individuazione dell'utero o della prostata, i quali in molti casi possono anche essere ritrovati ben conservati. Sono preziosi anche altri metodi di identificazione, come la radiologia, l'odontologia forense e l'analisi del DNA (quando non è ormai troppo degradato per essere utile). Tra gli elementi che possono contribuire all'identificazione vi sono anche le protesi ortopediche, che spesso rimangono intatte. 

Il problema è che in molti dei casi brasiliani di "morte nel forno a microonde" l'identificazione della vittima diventa decisamente difficile se non impossibile, perché i parenti minacciati rifiutano di collaborare con le autorità, temendo rappresaglie.

L'articolo scientifico citato, che denuncia una pratica violenta e preoccupante perché in diffusione, mostra l'importanza legale ed etica di un'accurata ricostruzione antropologica, e rappresenta uno spunto per ulteriori studi sui resti umani bruciati e sulle differenti dinamiche di reazione al calore tra un corpo senza vita e uno ancora vivo.


Fonte: Durao, C., Machado, M.P., Daruge, E.J., 2015. Death in the "microwave oven": a form of execution by carbonization. Forensic Science International, in press (available online 21 May 2015)



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