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L'identificazione delle vittime dei disastri di massa

I disastri di massa generano improvvisamente e inaspettatamente un numero imponente di vittime. Questi eventi possono essere di natura ambientale (terremoti, tsunami, uragani), medica (epidemie), terroristica, industriale (esplosioni, incendi), possono derivare dal malfunzionamento di un veicolo o dallo scontro tra due o più veicoli (di ogni tipo, dalla macchina alla nave). 
Gli eventi catastrofici possono essere di natura chiusa o aperta. Gli eventi di natura chiusa sono quelli le cui cause, luoghi, e soprattutto vittime sono conosciuti: ad esempio, un incidente aereo è normalmente un evento chiuso, perché si è già in possesso dei nominativi di coloro che viaggiavano sull'aereo. Invece, un evento aperto è un evento di cui non si possono né contare né identificare con certezza le vittime, come è successo ad esempio nel caso dell'attacco al World Trade Center di New York nel 2001 o nello Tsunami del 2004.
In questi scenari, a prescindere dalle cause, l'identificazione delle vittime è di primaria importanza, per ragioni sia prettamente legali che etiche (restituire i corpi alle famiglie in lutto). 
La natura del disastro influenza direttamente la selezione dei metodi di intervento e identificazione delle vittime. Ad esempio, gli incidenti aerei e industriali, gli attacchi terroristici con uso di esplosivi e alcuni disastri naturali producono una più o meno ingente frammentazione dei resti umani, danni per via delle alte temperature raggiunte e talvolta mescolamento dei resti; in questi casi sono necessarie procedure più complesse e un maggior numero di esperti che possano identificare resti umani molto alterati nell'aspetto. 
La complessità dell'identificazione delle vittime dopo un disastro può variare molto e dipende dal contesto, dal numero di fatalità, dall'estensione della frammentazione dei corpi, dal grado di alterazione degli stessi e dalla disponibilità di dati ante-mortem dei dispersi. Per assicurare che i corpi vengano identificati il più velocemente ed efficientemente possibile, un team multidisciplinare è generalmente chiamato a lavorare simultaneamente per incrementare la produttività del processo identificativo. Il team solitamente include polizia, patologi e odontologi, e recentemente anche i radiologi ne sono diventati parte integrante.

Generalmente, il processo dell'identificazione delle vittime segue i cosiddetti Disaster Victim Identification (DVI) Protocols, definiti dall'Interpol.
Un evento catastrofico può avere portata internazionale. Di conseguenza, sono richieste capacità e standard internazionali d'identificazione. Per ora, la risoluzione dell'Interpol è l'unica legislazione internazionalmente conosciuta: essa raccomanda che tutti i 187 stati membri adottino una comune procedura per identificare le vittime in ogni tipo di disastro, a prescindere dalla sua causa o portata. 
Nel 1984, l'Interpol pubblicò il primo manuale di DVI (Disaster Victim Identification). Lo scopo era quello di fornire informazioni riguardanti la gestione in generale dei disastri di massa e in particolare del processo di identificazione. Per raggiungere, mantenere e migliorare gli standards, e per facilitare le relazioni internazionali, l'Interpol raccomanda che ogni membro elegga uno o più team permanenti per la DVI. I componenti dovrebbero avere responsabilità non solo della risposta al disastro, ma anche della preparazione e formazione del personale. 
La guida dell'Interpol descrive il processo in 3 passi chiave: 

  • recupero ed esame dei corpi per recuperare i dati post-mortem del deceduto
  • ricerca di informazioni ante-mortem delle eventuali vittime
  • comparazione dei dati ante- e post-mortem. 
Per far sì che si conduca un'approfondita ricerca e che essa sia fotograficamente documentata, i team di recupero e identificazione dovrebbero in primis produrre o ottenere una mappa accurata del sito del disastro. Idealmente, questa mappa dovrebbe essere sovrapposta da una griglia per facilitare l'operazione di ricerca di corpi/prove e la ricostruzione dei fatti.
L'Interpol fornisce anche form specifici per la registrazione delle informazioni ante- e post-mortem, oltre ad un Victim Identification Report ufficiale, il cui completamento generalmente è un prerequisito per il certificato di morte e la conclusione del processo di identificazione. In sostanza, il team AM (ante-mortem) raccoglie i dati delle supposte vittime, prepara file di persone scomparse e notifica le autorità a proposito delle identificazioni già avvenute. Il team PM (post-mortem) raccoglie tutte le informazioni dentali, mediche, e forensi dai resti umani. I dati dei due team vengono dunque analizzati dal Reconciliation Team, che tenta di cercare una corrispondenza tra le informazioni raccolte. 

L'identificazione degli individui coinvolti in un disastro di massa non è sempre affidabile o possibile, e dipende spesso dalla disponibilità e dalla qualità delle informazioni ante-mortem delle vittime. L'Interpol categorizza queste informazioni in prove circostanziali e fisiche. Le prove circostanziali sono gli effetti personali, come vestiti, gioielli e contenuti delle tasche, e non dovrebbero mai essere usate come unica prova d'identità. La prova fisica è recuperata attraverso l'esame interno ed esterno del corpo, ed è considerata prova ammissibile. L'esame esterno può rivelare caratteristiche individuali come tatuaggi, cicatrici, impronte, che possono essere molto utili per confermare l'identità, mentre l'esame interno può mettere in luce i segni di particolari operazioni chirurgiche, malattie, protesi, o traumi precedenti alla morte. 

Le tecniche di imaging biomedico sono certamente le tecniche più efficienti per l'identificazione degli individui coinvolti. La radiografia viene utilizzata per il riconoscimento delle vittime sin dal 1949, mentre più di recente si è compreso che la PMCT (Post-Mortem Computed Tomography, ovvero la TAC effettuata dopo la morte) può dare risposte più rapide e complete. Inoltre, l'utilizzo della TAC permette di ridurre il personale presente sul sito e di semplificare la procedura di riconoscimento.
La soluzione più facile sarebbe trasportare i corpi in strutture che posseggono CT scanners (macchine per la TAC), ma ciò non è sempre possibile, ad esempio nei casi in cui l'incidente avviene in un'area remota, o in cui il disastro è così catastrofico che tutte le infrastrutture mediche del paese vengono danneggiate. Per questo, nel 2004 è stato introdotto un CT scanner mobile, promosso dal Prof. Guy Rutty dell'Università di Leicester, Regno Unito.  
L'attuale approccio standard, usato in disastri come l'attacco terroristico di Londra nel 2005, prevede tre diverse stazioni radiologiche, le quali operano tre tipi di analisi: la fluoroscopia, per individuare potenziali elementi contaminanti o corpi estranei prima dell'autopsia; radiografia standard, principalmente usata per esami antropologici e patologici; radiografia dentale, usata per l'identificazione attraverso i denti. 
Tuttavia, questo processo richiede l'installazione di tre differenti postazioni di imaging, uno staff numeroso, e una specifica fornitura di corrente, il che non sempre è possibile nelle camere mortuarie di emergenza allestite sul luogo del disastro.
Una postazione mobile di PMCT (Post-mortem Computed Tomography), invece, offre la possibilità di rimpiazzare tutte e tre le modalità sopra descritte, e quindi può migliorare problemi relativi all'approvvigionamento dell'attrezzatura, al personale e alle misure di sicurezza. Anche se il PMCT mobile è di applicazione relativamente nuova alle scienze forensi, ci sono già protocolli ben stabiliti in medicina clinica che possono semplicemente essere adattati ai bisogni del post-mortem imaging.


Esempio di PMCT, in questo caso usata per identificare un'aneurisma dell'aorta addominale, elemento che potrebbe in alcuni casi essere essenziale per l'identificazione della vittima. Source: Brough et al., 2015

Bisogna tenere a mente che un'ispezione fisica del corpo e degli effetti personali è sempre necessaria, perché nonostante le sue potenzialità il PMCT non può ovviamente fornire informazioni su ciò che è scritto sui documenti o inciso sugli anelli, o sulla natura dei tatuaggi. Comunque, eccetto l'analisi degli elementi estranei al corpo, la PMCT da sola può effettuare tutte le analisi e le misurazioni antropologiche necessarie. Ad esempio, si possono effettuare una descrizione esterna del corpo e un report osteologico attraverso ricostruzioni 3D; si possono localizzare effetti personali, abbigliamento ed eventuali protesi o impianti medici per poi estrarli ed analizzarli in un secondo momento; una malattia visibile e conosciuta attraverso la storia medica personale della vittima può essere identificata senza la necessità di un'analisi interna invasiva. Nei casi più fortunati, la PMCT potrebbe anche essere usata per accertare la causa del decesso, senza l'uso dell'autopsia.  


TAC di vittime di un incidente aereo. La TAC della vittima 1 mostra particolari degli effetti personali, come abbigliamento, scarpe e cintura (a,b), e i numerosi traumi ossei che possono stabilire la causa del decesso e la posizione all'interno del velivolo (c,d). Nella TAC della vittima 2, in particolare in b-c, si possono notare i gravi danni subiti da cranio, braccia e gambe. Source: Brough et al., 2015 

Vi sono anche le ricostruzioni dentali. Anch'esse possono essere effettuate attraverso la PMCT, e possono essere usate per la determinazione dell'età e l'identificazione di caratteristiche dentali uniche, con il vantaggio di produrre un set di dati in 3D. E' tuttavia importante puntualizzare che con i resti di individui adulti, in particolare quelli di età superiore ai 50 anni, le amalgame dentali (comunemente definite "piombature", nonostante non vi sia affatto del piombo all'interno) producono delle distorsioni nelle immagini. Anche se altri interventi ai denti di tipo metallico causano meno problemi e sono chiaramente meno comuni nei soggetti più giovani, è importante considerare questo aspetto in individui con un massiccio rifacimento dentale. Il PMCT sui denti con una qualche operazione di ricostruzione o impianti produrrà distorsioni della morfologia, del piano occlusale, e delle strutture anatomiche che si trovano intorno. Ciò può ovviamente diminuire la precisione delle misurazioni usate per l'identificazione e la determinazione dell'età.  



Fonte: Brough, A.L., Morgan, B., Rutty, G.N., 2015. The Basics of Disaster Victim Identification. Journal of Forensic Radiology and Imaging, 3 (1), 29-37.


P.S. La guida e il form di cui ho parlato nell'articolo sono liberamente scaricabili dal sito dell'Interpol. Per facilitarvi la vita, ecco qui:
- la guida per l'identificazione delle vittime di disastri di massa
http://www.interpol.int/Media/Files/INTERPOL-Expertise/DVI/DVI-Guide-new-version-2013
il form internazionalmente riconosciuto per il recupero delle vittime di disastri 
http://www.interpol.int/Media/Files/INTERPOL-Expertise/DVI/Disaster-Victim-Recovery-Form



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