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Le alterazioni tafonomiche sulle ossa ritrovate in mare


Cranio ritrovato in mare. Source: Pokines & Higgs,
2015
Il mare è un luogo in cui molto frequentemente vengono ritrovati resti umani. Gli eventi che portano alla presenza di cadaveri in mare sono molteplici: omicidi, suicidi, incidenti, disastri come naufragi e incidenti aerei, o più raramente predazione (e ingestione) da parte di squali o altri animali marini. Il mare viene spesso usato anche per nascondere i resti di individui uccisi sulla terraferma, che vengono depositati in mare interi o smembrati. Anche i fiumi possono trasportare resti umani, soprattutto nei casi di suicidi o cadute accidentali da ponti avvenuti in prossimità della costa. Ad eccezione dei disastri, dopo i quali i corpi vengono tempestivamente cercati in mare, solitamente i resti umani in mare vengono ritrovati in situazioni casuali, perché ad esempio tornano a galleggiare, si impigliano alle reti da pesca, oppure perché sono trasportati sulla costa dalle correnti o dalle maree.
I processi tafonomici (cambiamenti fisici dovuti a decomposizione e agenti esterni) a cui sono sottoposti i resti umani in mare sono diversi da quelli che si riscontrano nei resti sepolti o che si decompongono in superficie, in quanto gli ambienti marini sono caratterizzati da condizioni fisiche e da fauna interamente diversi da quelli terrestri; inoltre, le condizioni in mare sono altamente variabili perché legate alla temperatura e profondità dell'acqua, alle correnti, alla quantità di ossigeno e sale presente, alla stagione, alla fauna locale e alla durata dell'esposizione dei resti all'acqua.

Mentre si dispone di più informazioni sulla decomposizione dei tessuti molli in mare, un minore numero di ricerche si è concentrato sulle alterazioni tafonomiche delle ossa in ambiente marino. Siccome è possibile che dei resti ossei precedentemente sepolti in mare vengano ritrovati sulla costa o lontano da essa, è importante per un antropologo conoscere i processi a cui un osso è sottoposto in mare, per poterne riconoscere i segni e stabilire con certezza che i resti ritrovati si sono decomposti in mare (aspetto che può rivelarsi cruciale in un'indagine forense). L'esame dei processi tafonomici è fondamentale per una migliore comprensione dell'ambiente deposizionale dei resti o per determinare quest'ultimo nei casi in cui il contesto originario non sia conosciuto. Inoltre, è necessario distinguere i cambiamenti tafonomici da quelli potenzialmente causati dall'attività umana, come ad esempio i traumi peri-mortem.

I principali cambiamenti fisici che solitamente si riscontrano nei resti ossei decomposti in mare sono:
  • abrasioni
  • sbiancamento e/o colorazione
  • presenza di sedimento o organismi marini, attaccati alla superficie ossea. 

Abrasioni

Gli ambienti marini sono caratterizzati da movimenti d'acqua imponenti che fanno dunque muovere le ossa su un substrato abrasivo, sia esso roccioso, sabbioso o ghiaioso. I continui movimenti dell'osso su una superficie abrasiva portano ad abrasioni, che si traducono poi in una sorta di arrotondamento dei margini ossei esposti, alla formazione di fori, o all'espansione di strutture anatomiche pre-esistenti come i foramina (fori nelle ossa da dove passano arterie, vene, nervi, ecc.). Quando l'azione abrasiva è prolungata o particolarmente intensa, vengono esposte anche aree di osso spugnoso. Le ossa possono essere abrase anche da ferme, se ad esempio sono parzialmente sepolte nel fondale, dai sedimenti che si muovono sopra di esse. Queste abrasioni si presentano solitamente come striature distribuite in modo del tutto casuale, con o meno arrotondamento della superficie ossea, e/o come microfratture.

Sbiancamento e/o colorazione 

Solitamente le ossa immerse in ambiente marino vengono sbiancate nel tempo, in parte per via della perdita del loro contenuto organico, come collagene e lipidi. Possono riscontrarsi anche macchie sulla superficie ossea, solitamente ascrivibili alla deposizione minerale: ad esempio, una colorazione rossiccia può essere dovuta ad una combinazione di ossidi di ferro, o una nera ai solfuri di ferro.

Mandibola sbiancata e con espansione dei foramina mentali.
Source: Pokines & Higgs, 2015
Femore con estesa colorazione nera, probabilmente dovuta ai solfuri di ferro.
Source: Pokines & Higgs, 2015

Presenza di sedimento o organismi marini

Le ossa recuperate da ambienti marini hanno frequentemente della sabbia incastrata nelle fessure, nell'osso spugnoso (se esposto all'abrasione), nei foramina o nelle micro-fratture. Oltre alla sabbia, possono esserci ovviamente sedimenti differenti associati all'ambiente costiero di deposizione dell'osso.
Gli organismi marini solitamente ritrovati sulle ossa sono molluschi, crostacei, balani, alghe e Bryozoa (piccoli animali invertebrati). Vi sono altri organismi, come quelli del genere Osedax, che si nutrono di ossa di cetacei, e che quindi possono anche nutrirsi di ossa umane, se presenti. Solitamente, quando l'osso viene riportato in superficie questi organismi tendono a staccarsi e a non lasciare segni, e possono essere ritrovati solo nelle aree ossee remote; vi sono invece alcune specie di Gasteropodi che lasciano segni circolari sulla superficie ossea che possono persistere anche quando l'organismo viene staccato dall'osso.

Balani sulla superficie distale di un femore.
Source: Pokines & Higgs, 2015

Le ossa sepolte in mare solitamente hanno una consistenza gessosa, per via della perdita di grassi e di altre componenti organiche che porta ad un'opacizzazione dell'osso, o per la cristallizzazione dei sali minerali marini assorbiti. Tuttavia, la texture gessosa è simile nelle ossa sepolte in ambienti terrestri sottoposte a significativa perdita di contenuto organico o a erosione della superficie.
Alcune caratteristiche delle ossa ritrovate in mare possono essere scambiate per alterazioni tafonomiche causate da ambienti non acquatici. Ad esempio, la perdita di grassi, del contenuto organico, e della lucentezza e quindi l'aspetto gessoso, si possono trovare sulle ossa che si degradano in altri ambienti, come le sepolture cimiteriali.
Anche lo sbiancamento si riscontra in ambienti terrestri, anche se teoricamente può essere distinto da quello marino. Lo sbiancamento marino colpisce tipicamente tutte le aree dell'osso in maniera simultanea, perché l'acqua salata normalmente può raggiungere ogni superficie ossea in un'unica volta. La luce del sole negli ambienti terrestri è invece limitata nei suoi effetti ad una superficie ossea alla volta, ovvero quella esposta, non quella poggiata sul terreno, la quale sviluppa altri indicatori come colorazione da suolo, erosione acida, e infiltrazione di radici.
Per quel che riguarda le fessurazioni, esse possono essere causate anche dall'erosione gastrica durante la digestione (ma questo riguarda solo le ossa piccole che possono essere ingerite) o dalla corrosione per azione di terreni particolarmente acidi. In quest'ultimo caso, sarebbe in teoria possibile distinguere le fessurazioni marine da quelle terrestri, perché le ossa con fessurazioni ritrovate in contesti di terra presentano anche una generale corrosione superficiale, macchie scure, e infiltrazione di radici.



Fonti:
Evans, T., 2014. Fluvial Taphonomy. In Pokines & Symes (ed.), Manual of Forensic Taphnomy. Boca Raton (FL): CRC Press
- Higgs, N., Pokines, J. T., 2014. Marine Environmental Alterations to Bone. In Pokines & Symes (ed.), Manual of Forensic Taphonomy; Boca Raton (FL): CRC Press 
- James T. Pokines, J.Y., Higgs, N., 2015. Macroscopic Taphonomic Alterations to Human Bone Recovered from Marine Environments. Journal of Forensic Identification, 65 (6): 953-984
- London, M. R. Krolikowski, F. J., Davis, J. H., 1997. Burials at Sea. In Haglund  & Sorg (ed.), Forensic Taphonomy: The Postmortem Fate of Human Remains. Boca Raton (FL): CRC Press



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