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I tatuaggi nelle scienze forensi

Torso mummificato appartenente ad una sacerdotessa egiziana
vissuta 3000 anni fa. 
Sul suo corpo sono visibili più di 30 tatuaggi. 
Source: French Institute of Oriental Archaeology

I tatuaggi possono essere un prezioso strumento di identificazione, e possono quindi essere utilizzati come prova dell'identità di un individuo, che sia la vittima di un crimine, un incidente, un disastro naturale, o un attacco terroristico, oppure il soggetto responsabile del crimine in analisi. Nella gran parte dei casi il design, il colore e la location di un tatuaggio tendono ad essere unici e strettamente legati alla singola persona, e la presenza di più di un tatuaggio su un corpo non fa che aumentare le possibilità di identificare correttamente il soggetto in questione.  
L'utilità dei tatuaggi nell'identificazione umana è stata compresa sin dagli albori delle scienze forensi, per via della loro unicità e della relativa velocità dei risultati ottenuti, in particolare se paragonata alla tempistica richiesta dall'analisi di altri elementi come impronte digitali o DNA, i quali richiedono l'uso di database perché, per quanto siano più o meno unicamente legati ai singoli individui, la loro associazione ad una persona specifica si basa comunque sulla comparazione. 
I tatuaggi sono visibili non solo sui corpi intatti, ma anche su quelli in vari stadi di decomposizione, mummificati o carbonizzati, quindi rientrano tra gli elementi che un antropologo forense deve tenere in considerazione, se presenti ovviamente. Un tatuaggio rimane visibile anche quando gli strati superficiali della pelle sono stati bruciati, essiccati, o hanno subito l'azione di vari fattori ambientali, meccanici o chimici. Le identificazioni basate sui tatuaggi non sono limitate ai soggetti deceduti, ma sono utili anche nei casi di persone scomparse o rapite, scambio di identità e frode. Un tatuaggio può essere uno strumento così decisivo per l'identificazione che vi sono situazioni in cui l'autore del crimine rimuove dalla vittima il pezzo/i di pelle tatuati, per evitare di lasciare indizi importanti sull'identità della persona. Anche le stesse attrezzature da tatuaggi possono essere utilizzate per atti criminali; ad esempio, una macchina per tatuaggi e aghi annessi possono essere usati per torturare od uccidere. 

La tatuazione è un processo che prevede la perforazione della pelle per permettere l'introduzione di pigmenti al suo interno, affinché essi appaiano in modo permanente dentro/sotto la pelle. L'inchiostro introdotto è spesso una mistura di pigmenti colorati in polvere ed un veicolo liquido, che serve a facilitare il trasferimento dei pigmenti dall'ago al tessuto.    
La pelle umana ha due strati principali: lo strato più interno ovvero il derma, contenente collagene, spesso tra 1 e 4 mm, e lo strato più esterno ovvero l'epidermide, ricca in cheratina, che è spessa tra 0.05 e 1 mm, a seconda della parte del corpo. Le particelle dei pigmenti dei tatuaggi si trovano nel derma. Nella tatuazione, il pigmento viene depositato dall'ago nell'epidermide e nello strato superficiale del derma; solo il pigmento rilasciato nel derma rimarrà e costituirà il tatuaggio finale. Quando il tatuaggio si chiude, gli strati epidermici superiori si staccano, lasciando gli strati epidermici più profondi; in una seconda fase, tutti gli strati epidermici pigmentati vengono eliminati e vengono sostituiti da strati nuovi e non pigmentati, mentre i pigmenti del tatuaggio rimangono nel derma. Col tempo, l'epidermide si rigenera completamente, e tutti i suoi strati ricrescono nel loro usuale spessore al di sopra dello strato dermico pigmentato. Il derma reagisce alla presenza di particelle di pigmento estranee, le quali vengono in parte fagocitate dai macrofagi che le trasportano nei linfonodi per il drenaggio, e in parte non assimilate dagli stessi macrofagi quindi depositate all'interno del tessuto connettivo fibroso del derma tra i fasci di fibre collagene. Gli effetti della guarigione della ferita iniziale, visibili nella diffusione della luce da parte degli strati epidermici rigenerati, e la migrazione/distribuzione dei pigmenti nel derma producono l'immagine finale del tatuaggio che appare liscio, ben distribuito e dai contorni morbidi. 

Fasi dell'assimilazione dei pigmenti di un tatuaggio. L'inchiostro entra nella pelle attraverso l'apertura prodotta dagli aghi, e i pigmenti occupano sia l'epidermide (in arancione) che il derma (in giallo). La linea blu rappresenta la giunzione dermoepidermica. Un mese dopo, l'epidermide è ancora in fase di rigenerazione; 2-3 mesi dopo, il pigmento si è completamente depositato nel derma. La fascia rosa rappresenta l'ipoderma, lo strato più profondo della cute che non viene toccato dai tatuaggi. Source: The Evergreen State College

Posizione dell'inchiostro dei tatuaggi all'interno del derma. Source: vox.com


La profondità dei pigmenti è fondamentale per l'effetto permanente dei tatuaggi, perché il tatuaggio non durerebbe nel tempo sia nel caso in cui i pigmenti fossero troppo vicini alla superficie, in quanto sparirebbe per via della rigenerazione dell'epidermide, sia nel caso in cui i pigmenti fossero troppo in profondità, in quanto questi potrebbero essere completamente assorbiti dai macrofagi che nel processo naturale di reazione ai corpi estranei espellerebbero tutti i pigmenti. Anche l'interazione della luce con la pelle è fondamentale nella percezione dei colori, sia della pelle in sé che dei tatuaggi. Considerando che lo scopo di un tatuaggio è quello di essere visibile, l'inchiostro deve essere localizzato ad una profondità che permetta alla radiazione visibile di penetrare la pelle ed essere poi riflessa, affinché l'occhio umano possa percepire i colori del disegno.
Oggi il mezzo più diffuso è la macchina per tatuaggi, ma non è raro trovare tatuatori che usano strumenti e tecniche più tradizionali (comuni in Giappone e nelle Hawaii) che prevedono l'uso di un oggetto appuntito inserito nella pelle con pressione manuale attraverso l'uso di un martelletto. 

In antropologia biologica, quando si parla di tatuaggi vengono subito in mente, tra gli altri, Ötzi (3350-3100 a.C) e i resti mummificati dei Pazyryk. Ötzi, il cui corpo fu scoperto nel 1991 sulle Alpi al confine italo-austriaco, ha tatuaggi visibili su schiena, polso, gambe, ginocchia e caviglie; i tatuaggi comprendono gruppi di linee e croci che si pensa avessero natura terapeutica. Il pigmento nero dei suoi tatuaggi è composto sostanzialmente da carbone, il che fa pensare che probabilmente il colore sia stato ottenuto dalla fuliggine attaccata alle pietre di un focolare. I Pazyryk erano nomadi Sciti vissuti nell'area dei monti Altai (in Asia centrale) tra il sesto ed il terzo secolo a.C.; i loro tatuaggi raffiguravano principalmente animali mitologici, che avevano probabilmente valore totemico ed erano indicativi dello status sociale. 

Sezione di pelle mummificata appartenente ad un capo tribù Pazyryk. Source: Hermitage Museum

Mummia della Principessa Ukok, e particolare di uno dei suoi tatuaggi, diventato oggi molto popolare.
Source: Republican National Museum, Gorno-Altaisk, Russia


In passato, e ancora oggi in determinati contesti, i tatuaggi venivano fatti prima di una battaglia o prima della caccia, come buon auspicio; per motivi rituali, religiosi o magici in termini di protezione o devozione; per definire lo status sociale; oppure, per mostrare la propria affiliazione ad una determinata famiglia, gruppo militare o criminale. I tatuaggi sono anche stati usati come forma di umiliazione per marchiare schiavi o soggetti puniti o incriminati per diversi motivi; questi tatuaggi erano solitamente lettere, simboli, proverbi, o frasi che definivano la proprietà o l'atto criminale, e venivano fatti su viso, mani e braccia, per essere il più visibili possibile. Altre ragioni per cui determinati soggetti venivano tatuati erano ornamento, cura di malattie anche mentali, ricostruzioni cosmetiche, ed esibizione/intrattenimento. 
Oltre a quelli professionali, tra i tipi moderni di tatuaggio vi sono quelli amatoriali (spesso tatuaggi "di strada" o fatti in prigione), che sono di solito fatti con inchiostri fatti a mano e da un non professionista. Questi tatuaggi il più delle volte non hanno dettagli artistici e sono monocromatici, non uniformi nella distribuzione del colore, e non vanno particolarmente in profondità nella pelle. Altri tipi di tatuaggio sono quelli medici e cosmetici, usati come trucco permanente, coperture, e a scopi plastici e ricostruttivi. I tatuaggi medici e cosmetici prevedono inchiostri che sono solitamente neutri e corrispondenti ai vari toni di pelle, e si presentano quindi in varie sfumature di bianco, beige, rosa, marrone e nero. Un altro tipo di tatuaggio viene descritto come tatuaggio traumatico o accidentale, che vede una pigmentazione sotto la pelle risultante generalmente dall'incorporamento di polvere, pietre, polvere da sparo, fuochi d'artificio, esplosivi, o altri detriti, come conseguenza di un qualche tipo di incidente o metodo di inserimento non intenzionale. Un esempio comune di tatuaggio traumatico semplice è la ritenzione accidentale sotto pelle della grafite di una matita. Infine, vi sono i tatuaggi non permanenti, che non raggiungono il derma, che includono quelli fatti con henna, quelli prestampati applicati con acqua, e quelli fatti da molti posti come club e discoteche, i quali pur essendo temporanei, se per una serie di condizioni ottimali non vengono cancellati fino al ritrovamento di un corpo possono risultare molto utili nella ricostruzione delle ultime ore di vita della vittima o del soggetto in generale. 

Le prime ricerche criminologiche ed antropologiche sui tatuaggi si sono focalizzate su origini, significati dei disegni, e su cosa gli stessi potessero dire su chi li avesse. Nel 18esimo e 19esimo secolo, i tatuaggi venivano esaminati, registrati e catalogati da polizia e da medici legali, militari e penitenziari. Venivano prodotti veri e propri cataloghi e teorie su origini, metodi e prevalenza di tatuaggi, cosi come su tratti comportamentali, sociali e psicologici degli individui tatuati, spesso però con poco o nullo rigore scientifico. Ci si focalizzava anche su malattie derivanti, reazioni allergiche ed igiene, che all'epoca erano assolutamente disastrose: ad esempio, si utilizzava la saliva per umidificare gli aghi e l'urina per pulire area ed attrezzi dopo l'utilizzo. Forse uno dei più conosciuti criminologi che correlava i tatuaggi a comportamenti deviati è il veronese Cesare Lombroso (1835-1909), un medico militare che intraprese la carriera di criminologo studiando soldati e criminali italiani. Lombroso, le cui strambe teorie oggi sono state completamente screditate, credeva che i tatuaggi fossero manifestazione di un comportamento selvaggio e primitivo (suo era il concetto di atavismo). Lombroso credeva che i tatuaggi fossero tutti legati a religione, pigrizia, vanità, cameratismo ed appartenenza ad un gruppo criminale, passioni e memorie, amore ed erotismo, e che fossero diffusi solo tra classi basse e criminali. Le sue teorie erano un po' lo specchio della mentalità del suo tempo, quando era comune usare i tatuaggi per descrivere l'identità anche psicologica di una persona, ed associarli esclusivamente a delinquenza, prostituzione, comportamento criminale, perversione, psicosi e ritardo mentale.
Oggi, sebbene ovviamente la stragrande maggioranza di coloro che si tatuano non è criminale o di basso ceto, i tatuaggi possono ancora essere un modo per identificare persone che sono o sono state in prigione, che sono affiliate a gang, sette o partiti politici estremisti, o che hanno commesso determinati crimini (difficile da credere, ma ci sono tanti criminali che si tatuano i loro stessi crimini con una tale attenzione al dettaglio da rendere spesso più facile il lavoro alla polizia).
L'associazione di un tatuaggio con la persona che lo porta può essere divisa in diretta ed indiretta. L'associazione diretta è quella in cui l'identificazione del soggetto è voluta, come accade nei casi di tatuaggi che rappresentano una pena, un rango militare, l'affiliazione ad una gang o qualcosa di religioso. L'associazione indiretta è quella in cui l'identificazione del soggetto non è lo scopo primario del tatuaggio, e qui rientrano tutti gli altri nonché la maggioranza dei tatuaggi moderni usati poi a scopi identificativi nelle scienze forensi. Mentre nella maggioranza dei casi coloro che si tatuano certo non lo fanno con l'intento di assicurare una corretta identificazione dei loro resti in caso di incidente, scomparsa od omicidio, si può dire invece che questo sia l'intento di molti militari in missioni pericolose e persone che vivono in zone di guerra e regioni ad alto rischio di attività terroristiche. Nel 2006 ad esempio si diffuse la notizia che in Iraq molti militari, poliziotti, dissidenti e semplicemente civili si tatuano dati personali come nome, indirizzo e numero di telefono in quelle parti del corpo meno probabilmente toccate in caso di tortura; per gli iracheni, questi tatuaggi servono alla loro identificazione nel caso vengano uccisi da una bomba, un attacco terroristico, un attacco mirato, o in caso di rapimento e scomparsa. 

Un ragazzo iracheno mostra il suo tatuaggio che riporta nome (Ali Abbas), quartiere (Baghdad-Al Kafah) e numero di telefono di casa (modificato in foto per proteggere la sua identità). Source: Nancy Youssef/Getty Images


Un'altro potenziale uso forense dei tatuaggi è quello di identificare il tatuatore stesso. I tatuatori spesso riconoscono il loro lavoro e quello di colleghi che lavorano nella stessa zona di un paese. Anche quando si conosce già l'identità della vittima o del criminale, se quest'ultimo ha molti tatuaggi si possono rintracciare tutti i tatuatori per capire i suoi ultimi movimenti ed eventuali aree dove possa aver commesso altri crimini. Negli Stati Uniti, Aaron Hernandez, un famoso giocatore di football ora deceduto e condannato per omicidio, si era tatuato in alcune zone del paese dove aveva anche commesso dei crimini; risalire ai tatuatori si era rivelato fondamentale per la polizia per creare una mappa dei suoi movimenti. In altri casi, soprattutto per tatuaggi complessi e lunghi da eseguire, si instaura un rapporto confidenziale con il tatuatore, che può quindi aver sentito od osservato qualcosa che si rivelerà importante per le indagini.

I tatuaggi su un corpo mummificato, carbonizzato o decomposto non sono sempre immediatamente visibili. Vi sono diversi metodi per visualizzare i tatuaggi sui resti umani in vari stadi di decomposizione o alterazione: tra questi, vi sono tecniche manuali come il raschiamento degli strati superficiali della pelle, metodi chimici come l'applicazione di perossido di idrogeno, e tecniche di fotografia ed illuminazione che usano le regioni visibile, ultravioletta e infrarossa dello spettro elettromagnetico. È possibile rimuovere e dissezionare i tessuti, solitamente il tessuto linfatico adiacente al tatuaggio o sospetto tale, e preparare sezioni istologiche per guardare alle particelle di pigmenti che sono migrate nella linfa o nei tessuti vicini. Uno dei metodi più utili è l'uso di perossido di idrogeno (H2O2): l'applicazione del 3% di perossido di idrogeno sul tessuto tatuato rende chiari tatuaggi oscurati dalla decomposizione, processo che porta ad un cambio di colore della pelle per via della perdita di ossigeno nel sangue e di altri fattori che contribuiscono a scurire i tatuaggi o alla rottura dei pigmenti sotto pelle. Il perossido di idrogeno è efficace perché riduce i legami tra le strutture chimiche dei prodotti della decomposizione, schiarendo i colori della superficie su cui si trova il tatuaggio, che diventa quindi più visibile. La fotografia accoppiata all'uso di filtri e determinate sorgenti luminose viene già usata nel forense per documentare ematomi evidenti o latenti; le stesse tecniche possono essere utilizzate per visualizzare tatuaggi non ben visibili ad occhio nudo. Per via di lunghezze d'onda maggiori della radiazione infrarossa, la luce infrarossa penetra più profondamente nella pelle rispetto a quella ultravioletta; quindi, per i tatuaggi superficiali che non vanno oltre lo strato dermico superiore si può usare la luce ultravioletta, mentre per quelli più profondi si utilizza la radiazione infrarossa.

Sezione trasversale della pelle e relative profondità di penetrazione dei diversi tipi di luce. È evidente che la radiazione infrarossa è l'unica capace di raggiungere gli strati più profondi del derma dove si trovano solitamente i pigmenti dei tatuaggi. Source: Miranda, 2016

 
Il metodo della fotografia ad infrarossi si è dimostrato efficace su tessuti esposti alle condizioni più varie, come quelli immersi in acqua per quasi 30 giorni, resti carbonizzati, mummificati (sia di recente che archeologici) e parzialmente scheletrizzati. In tutti i casi analizzati la tecnica è stata tanto efficiente da portare all'identificazione della persona. Con la fotografia ad infrarossi si possono anche individuare i tatuaggi rimossi via laser, i cover-up, i disegni sotto i cover-up, e le obliterazioni, fatte sia attraverso l'annerimento totale del tatuaggio o con inchiostri corrispondenti al proprio colore di pelle (tecnica usata anche per coprire cicatrici di cesareo, cicatrici varie o problemi di pigmentazione).  

Dopo aver individuato un tatuaggio, un altro step interessante è quello che prevede l'analisi dell'inchiostro e dei pigmenti, i quali potrebbero fornire informazioni sul produttore del colore o sul contesto stesso in cui il tatuaggio è stato fatto. 
L'inchiostro dei tatuaggi è generalmente definito come un liquido contenente pigmenti o coloranti, con l'aggiunta di additivi come agenti bagnanti, conservanti, stabilizzatori, addensanti, solventi, e regolatori di acidità. Sebbene considerato una soluzione chimica, lo scopo della parte liquida è quello di agire come veicolo per facilitare l'introduzione delle particelle di pigmento nella pelle. Infatti, la porzione liquida dell'inchiostro è programmata per evaporare o dissiparsi nel tessuto una volta depositata su e dentro la pelle. La parte liquida dell'inchiostro dei tatuaggi può essere acqua, alcool, glicerolo, hamamelis (pianta), o glicole propilenico. Gli inchiostri "caserecci" dei tatuaggi fatti in carcere o comunque in contesti non da studio di tatuaggi hanno come parte liquida saliva, shampoo, acqua o urina. Tra gli inchiostri usati nelle prigioni vi sono materiali di recupero come inchiostro di penna, inchiostro per stampanti, utensili vari e materiali di plastica bruciati, mentre al posto della macchina per tatuaggi si usano aghi da cucito, siringhe, graffette, o rasoi elettrici. È comune anche l'utilizzo di fuliggine graffiata via dal soffitto dopo averlo annerito con una candela, o anche di semplice carta igienica bruciata mischiata ad acqua. Essendo composti da carbone puro, a cui manca l'ossido di ferro solitamente aggiunto agli inchiostri neri professionali per rendere più nero il colore, i tatuaggi fatti in carcere o comunque non con inchiostri fatti apposta diventano blu dopo poco tempo. I pigmenti degli inchiostri professionali possono essere di natura organica, sintetica o minerale; generalmente, i pigmenti derivati da fonti naturali sono meno permanenti dei colori sintetici, i quali sono inoltre caratterizzati da maggiore brillantezza ed intensità.
Gli studi sugli inchiostri dei tatuaggi nei tessuti vengono solitamente condotti usando pelle di maiale. La pelle di maiale (e si intende pezzi di pelle, non un maiale vivo) viene tatuata come se fosse un normale tatuaggio, e le analisi si concentrano spesso sulla valutazione del comportamento degli inchiostri e di potenziali interferenze da parte del substrato tessutale. La pelle di maiale tatuata viene preservata attraverso congelamento o con formalina. Per individuare in modo corretto la composizione dei pigmenti, è necessario individuare e tenere in considerazione anche tutto ciò che può interferire con la composizione chimica degli stessi, ovvero il substrato tessutale, il metodo di conservazione (ad esempio la formalina), e gli effetti delle condizioni ambientali che portano ai cambiamenti post-mortem di un corpo, come la carbonizzazione, la decomposizione o la mummificazione.

Resti carbonizzati, con un tatuaggio solo parzialmente visibile ad occhio nudo.  La fotografia ad infrarossi o la rimozione degli strati epidermici compromessi rivelerebbe il tatuaggio nella sua completezza. Source: Miranda, 2016

La spettroscopia Raman, una tecnica di spettroscopia molecolare che si basa sull'interazione della luce con la materia e che fornisce informazioni sulle vibrazioni intra/intermolecolari e quindi sulla struttura di un materiale, consente di individuare la composizione degli inchiostri dei tatuaggi nel tessuto umano, con minime o nulle interferenze da parte del tessuto stesso e da ogni materiale derivante dalla conservazione o dai processi post-mortem. Tuttavia, la spettroscopia Raman da sola non permette l'individualizzazione degli inchiostri, perché pigmenti simili sono stati trovati in inchiostri di produttori differenti. Il miglior modo per analizzare in modo completo ed efficace gli inchiostri è accoppiare la spettroscopia Raman con altre analisi microscopiche e ottiche delle particelle dei pigmenti, guardando principalmente a distribuzione, dimensione e forma delle particelle. L'utilità degli studi sugli inchiostri dei tatuaggi è paragonabile a quella effettuata sulle varie vernici usate per le macchine, che permettono di risalire ad una specifica autovettura quando frammenti di vernice vengono ritrovati su una scena del crimine. 

I tatuaggi non sono più attribuibili unicamente agli individui marginalizzati e a quelli ai livelli più bassi della società, ma sono ormai presenti su una grossa fetta della popolazione, e costituiscono quindi uno strumento eccellente di identificazione ed individualizzazione nelle investigazioni forensi. I tatuaggi sono sia molto diffusi che unici per chi li porta; anche nel caso in cui si presentasse un disegno molto comune (ad esempio farfalle, fiori, lupi, leoni, tribali, ecc.), fattori come esecuzione, misure, colore e posizione del tatuaggio possono portare all'identificazione del soggetto. Ovviamente, più tatuaggi si vedranno sulla persona da identificare, maggiori saranno le probabilità di successo. L'analisi dei tatuaggi è un processo rapido e lineare che ha il potenziale di fornire informazioni importanti in meno tempo rispetto ad altre tecniche di identificazione come l'analisi di denti, impronte o DNA e andrebbe, quando possibile e quando ovviamente si è in presenza di tatuaggi, sempre inclusa nelle investigazioni forensi. 



Fonti:

- Alvrus, A., Wright, D, Merbs, C. (2001), Examination of tattoos on mummified tissue using infra-red reflectography, Journal of Archaeological Science, 28: 395-400
- Bennett, J., Rockhold, L. (1999), Use of an alternate light source for tattoo recognition in the extended postmortem interval, Journal of Forensic Sciences, 44 (1): 182-184
- De Donno, A., Carlucci, D., Introna, F. (2008), The use of infrared rays for identification purposes, Journal of Forensic Identification, 58 (2): 193-202
- McKechnie, M., Porter, G., Langlois, N. (2008), The detection of latent residue tattoo ink pigments in skin using invisible radiation photography, Australian Journal of Forensic Sciences, 40 (1): 65-72
- Miranda, M.D. (2014), Tattoo ink: Chemistry, culture and criminal investigations, Criminal Justice and Law Enforcement Journal, 6: 299-338
- Miranda, M.D. (2016), Forensic Analysis of Tattoo and Tattoo Inks, Boca Raton (FL): CRC Press
- Sperry, K. (1991), Tattoos and tattooing part I: History and methodology, The American Journal of Forensic Medicine and Pathology, 12 (4): 313-319
- Starkie, A., Birch, W., Ferllini, R., Thompson, T. (2011), Investigation into the merits of infrared imaging in the investigation of tattoos postmortem, Journal of Forensic Sciences, 56 (6): 1569-1573



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Scheletro umano, scheletro di cervo reale, e scheletro aviario (non in scala). Source: psychic-vr-lab.com; Lydekker & Sclater, 2011;bafari.org Resti scheletrici sia umani che non umani, interi o frammentati, possono essere ritrovati in contesti sia archeologici che forensi, come scene del crimine, fosse comuni o disastri di massa, o anche semplicemente in bagagli dal contenuto sospetto. Individuare la natura umana o animale delle ossa è importante, perché nella gran parte delle investigazioni di tipo forense la procedura verrebbe interrotta se i resti ritrovati si rivelassero essere animali, e si risparmierebbero tempo e denaro. A meno che non si tratti di un'investigazione incentrata sul traffico di specie animali protette o per la quale i resti di un animale possano dare indizi significativi, i resti scheletrici non umani non sono vitali nei casi forensi. Anche nei contesti archeologici, il ritrovamento di resti umani ha certamente un valore diverso rispetto a quello

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Source: Bone Clones, Inc. Chiunque segua la famosa serie televisiva "Bones" sa bene che alla Dottoressa Temperance Brennan basta un'occhiata ad uno scheletro per determinare il gruppo etnico della vittima: "Caucasico" o "Ispanico" sono definizioni che la Brennan dà con una velocità e una facilità impossibili per un antropologo vero. Infatti, nel mondo reale, la determinazione dell'etnia di un individuo a partire dai suoi resti scheletrici è tutt'altro che facile.   Vi sono indubbiamente caratteri scheletrici, che si concentrano soprattutto nel cranio, che sono considerati a ragione come tipici di determinati gruppi etnici. Alcuni membri di una particolare "razza" possono condividere alcune caratteristiche ossee; ad esempio, un'ampia apertura nasale, prognatismo, e una cresta sopra-orbitale pronunciata sono alcuni degli elementi ritenuti caratteristici della classe Negroide (brutta parola, ma è una classificazione antropolo